2 aprile 2007

Escursione a Challagrande

Categoria: Esperienze – admin – 18:11

Regione di Cochabamba.

Siamo sulla strada per Challagrande, una delle tante comunità disperse sulla cordigliera Andina della Bolivia.

La jeep come unico mezzo possibile di trasporto. Cinque, sei ore di fuoristrada alternato a pochi chilometri di strada sterrata, su percorsi di alta montagna molto più adatti alle forti gambe di un lama che ad un veicolo moderno.

Le ruote oscillano spesso dalla stretta carreggiata all’orlo dei precipizi che si allungano per centinaia di metri sotto i nostri occhi increduli.

Il rischio del salto nel vuoto ci accompagna costantemente, ma, a questo si aggiunge presto il pericolo di vederti franare addosso, dalla parete a monte, sassi in caduta libera… magari qualcuno lo potremmo trovare ad aspettarci più avanti…

Il paesaggio che ci circonda è incredibile. Il terreno che si perde all’infinito è praticamente ovunque brullo e spoglio. Non è strano. Alla quota di 4200-4500 metri non può crescere praticamente nulla. Eppure, disseminati in lontananza, si vedono minuscoli fazzolettini di terra, a volte su pendii da equilibristi, che gli abitanti di qui coltivano duramente nel tentativo di far crescere qualunque cosa sia possibile, per poter poi essere consumata… una lotta lunga, che dura da sempre…

Ed ecco, in fondo, oltre l’orizzonte, si trova la comunità di Challagrande.

Altre immagini di natura selvaggia ci appaiono prima di arrivare, altri incontri ci aspettano.

I lama si inseguono placidi in cerca di nutrimento tra la rada sterpaglia sotto gli occhi attenti di una piccola pastorella.

Una bimbetta indifesa di forse cinque, sei anni, sola, in quella landa deserta, che attende sotto il sole cocente che le bestie a lei affidate completino il loro errare quotidiano. Dov’è la madre, il padre? Quale sorte l’attenderebbe qualora un malessere, un incidente, un qualunque problema le dovesse accorrere? Come potrebbe cavarsela da sola? Un pensiero terribile ci attraversa la mente… scacciarlo è impossibile ma dobbiamo farci forza e andare avanti…

Un altro incontro a uno, forse due, chilometri da Challagrande.

Una casetta isolata e, di nuovo, bambini.

Ma non di quelli ai quali noi occidentali, siamo abituati. Qui i bambini che si affacciano dalla casupola attirati dal rumore della nostra jeep sono quelli che non conoscono le gioie dell’infanzia spensierata e sicura.

Qui i bambini portano addosso gli unici vestiti che hanno, gli unici a proteggerli dal caldo delle ore diurne o dal freddo pungente della notte: dai 4200 ai 4500 metri di altitudine l’escursione termica arriva a toccare con facilità i trenta gradi.

Ma non ci sono cambi d’abito.

Non esiste un altro abito per loro.

Qui i bambini sono quelli senza le scarpe ai piedi, piedini dalle piante oramai indurite come cuoio, con i visetti e le parti scoperte del corpicino così tanto arrossati dal sole implacabile da rilevare ustioni e abrasioni di elevatissima estensione e gravità.

Qui non esistono rimedi!

Bambini che ci puntano addosso i loro grandi occhi tristi e disillusi… occhi che fanno male perché ci dicono tutto…

Saranno i primi a ricevere un po’ del cibo che abbiamo portato…e un piccolo pezzo del nostro cuore rimane per sempre con loro…

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